“Correva l’anno …” : primi interventi alla Rocca Albornoziana di Spoleto

“Correva l’anno …” : primi interventi alla Rocca Albornoziana di Spoleto

Dalla mediateca COO.BE.C., proponiamo un breve documentario realizzato e prodotto dalla società Bonifica s.p.a. di Roma, concessionaria dei lavori di restauro della Rocca Albornoziana di Spoleto (PG). Il filmato venne presentato alla mostra Pittura del ‘600. Ricerche in Umbria  allestita dal 1 luglio al 23 settembre del 1989 tra i locali, in corso di restauro, della Rocca ed il Chiostro di San Nicolò. Già nel Settecento la residenza dei governatori della città aveva visto la compresenza delle carceri. Col trasferimento definitivo del Palazzo Apostolico in città, avvenuto nel 1714, la Rocca fu ridotta a mero alloggio delle truppe apostoliche e, nel 1815, adibita a “ bagno penale”. Conservò tale funzione anche dopo la restaurazione e fino al 1982, quando la proprietà e la responsabilità della gestione fu trasferita al Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Iniziarono dunque i primi interventi finalizzati al recupero ed alla rifunzionalizzazione dell’edificio, resi anche possibili coi fondi FIO ’85-’89. La COO.BE.C., su incarico di Bonifica s.p.a, fu parte attiva di tutto questo intervento, realizzandone interamente, in più stralci, il restauro storico – artistico. Il filmato, sebbene segnato dal tempo (andrebbe restaurato!) e superato per alcune informazioni, integrate oggi da nuovi studi ed approfondimenti, resta tuttavia un importante documento dell’epoca, in cui si intravede lo stato di conservazione dell’edificio, alterato nelle divisioni interne dall’ uso carcerario, con le magnifiche decorazioni, oggi visibili, ancora scialbate. A titolo meramente numerico, prima del restauro fu condotta una campagna di circa 6.000 saggi stratigrafici eseguiti su tutte le pareti interne della Rocca che consentirono l’individuazione e la messa in luce delle decorazioni originali esistenti sotto scialbo o sotto intonaco, tra cui quelle, bellissime, del ciclo di affreschi della Camera Pinta, a tema cavalleresco (Teseida?). Ulteriori indagini vennero condotte sulle strutture murarie individuando discontinuità, sovrapposizioni, ammorsamenti dei setti murari (dati riportati tutti nei rilievi storico-critici) che hanno permesso la definizione delle diverse fasi costruttive, relazionandole agli apparati decorativi. Le lavorazioni interessarono anche tutte le superfici esterne della Rocca: le mura di cinta, quelle castellane, le torri, i cortili d’Onore e delle Armi, il loggiato (le arcate sul cortile erano tutte tamponate per creare nuove celle carcerarie), l’andito d’ingresso. Nel caso delle torri, in corrispondenza dei beccatelli, si individuarono i sistemi strutturali degli elementi e in funzione di questi se ne realizzò il restauro con l’impiego di nuovi elementi e barre d’ acciaio. Particolare attenzione fu posta anche nel restauro degli elementi in ferro (grate): l’uso carcerario, infatti, ne aveva determinato l’inserimento ovunque. Fu condotto un accurato lavoro di individuazione ed identificazione delle grate originali, che vennero restaurate ed integrate ove necessario. Il recupero della Rocca Albornoziana è stato un intervento lento, durato quasi due decenni, culminato con l’inaugurazione del Museo del Ducato (3 agosto 2007); tuttavia l’apertura al pubblico, la visita parziale e l’uso di alcuni ambienti fu garantita sin dagli anni ’90, anche per mostre ed eventi temporanei. Tra le destinazioni d’uso messe in atto nei locali della Rocca, oltre a quella del Museo del Ducato (15 sale su due livelli per una superficie espositiva complessiva di circa 1.240 mq.), ricordiamo anche la sede del Laboratorio di Diagnostica per i Beni Culturali e quella della Fondazione del Libro e della Scuola europea per la formazione specialistica di conservatori-restauratori di beni librari e documentari, importanti realtà culturali e fiori all’occhiello della città, oggi purtroppo non attive.  

 

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